INTERNET OF HUMAN THINGS

Pubblicato da Redazione il

 

Nel suo splendido libro The Great Escape, Angus Deaton, premio Nobel per l’economia nel 2015 ha scritto “nel corso del secolo passato l’aspettativa di vita nei paesi ricchi è aumentata di trent’anni, e continua a crescere da uno a tre anni ogni dieci”[1]. Eppure se si allarga l’ottica visuale, c’è da rimanere strabiliati: in Europa occidentale l’aspettativa di vita media alla nascita era di 33,4 anni[2].

Ovviamente in questa crescita miracolosa non c’è niente di miracoloso. Il fenomeno si spiega in due modi. Da una parte il progresso della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologia applicata alla scienza medica, dall’altra la costruzione, con fondi essenzialmente pubblici, di una mega fabbrica della salute. Parte di quel più vasto complesso che è lo Stato sociale[3]. Si comprende allora perché per Ralph Dahrendorf la creazione del Welfare State sia da considerarsi una delle più grandi invenzioni della storia dell’umanità[4].

In sintesi, a quel risultato dell’aumento spettacolare della vita media si è giunti applicando alla sanità le logiche della produzione fordista di massa: non è un caso se negli ospedali ci siano dei reparti, proprio come nelle fabbriche e gli ospedali stessi siano delle megastrutture come i grandi impianti industriali dell’era fordista.

Tuttavia, anche in questa storia a lieto fine c’è un però. Quel modello, che pure ha prodotto risultati strabilianti, ha alcuni punti critici.

Per dirne alcuni: la prevenzione e i controlli estemporanei e casuali; ci si cura solo quando si è ammalati; le cure sono sempre più costose[5]; le finanze pubbliche sempre più in affanno.

Per dirla altrimenti, a voler garantire a tutti i cittadini le più avanzate cure mediche e i più avanzati strumenti di indagine si rischia di compromettere la salute dei conti pubblici. Di qui il sorgere di una incompatibilità logica tra salute pubblica e finanza pubblica. E di qui il sorgere di una contrapposizione politica tra quanti invocano la garanzia dei diritti sociali e nello specifico del diritto alla salute, a prescindere dagli affanni dei conti pubblici e quanti, in nome della stabilità finanziaria, sono disposti a tagliare la spesa sanitaria, senza curarsi di quei diritti sociali che pure sono iscritti nelle pagine della costituzione. Una contraddizione insanabile a meno che non si cambi paradigma.

 

DAL PARADIGMA FORDISTA A QUELLO POST-FORDISTA

 Due sono le forze che hanno plasmato il modo di produzione fordista, incentrato sui enormi complessi industriali all’interno dei quali avvenivano tutte le fasi della produzione, e cioè gli alti costi di trasporto e gli alti costi di comunicazione. Se Henry Ford avesse voluto costruire la sua Model T, delocalizzando a livello globale tutte le fasi della produzione, a seconda dei diversi vantaggi competitivi delle nazioni, il costo complessivo avrebbe superato di gran lunga quello della più costosa delle Ferrari. Di qui la necessità di concentrare tutto all’interno di un unico stabilimento e di parcellizzare e spezzettare la produzione perché il lavoro potesse essere svolto anche da manodopera non specializzata.

Quelle logiche (alti costi di trasporto e di comunicazione) non hanno solo plasmato il sistema produttivo di massa, ma l’intera società di massa che è stata costruita nel XIX e XX secolo. Dalla sanità alla scuola, dalle strutture urbane ai trasporti.

Il carattere fordista della produzione di massa impone tuttavia una standardizzazione dei prodotti e dei servizi, per dirla con Ford: “Any customer can have a car (Ford T) painted any colour that he wants so long as it is black”, non essendo concepibile la possibilità di una personalizzazione di massa.

Il progresso tecnologico degli ultimi decenni ha però modificato profondamente le logiche della produzione di beni e servizi.

Non solo i costi di trasporto sono crollati e quelli di comunicazione si sono azzerati; c’è di più, dalla fabbrica fordista alla catena montaggio si è passati ai Big Data e all’Intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale, banalizzando, è un software che sa far tesoro dell’esperienza. Impara sulla base dei Big Data che ingurgita.

I Big Data possono essere generati o dagli utenti sul web o dagli oggetti. In questo caso si parla di Internet of Things. Ciò vuol dire che sono gli oggetti stessi, sui quali sono stati impianti dei sensori, a trasmettere i dati. Per fare un esempio banale, multinazionali come la Komatsu[6], Caterpillar[7] o Rolls Royce[8] hanno connesso le loro macchine attraverso un sistema di sensori così da poterle monitorare continuamente, prevenire incidenti, o guasti improvvisi che potrebbero comportare gravi perdite in termini di produzione per i propri clienti.

Un escavatore della Komatsu, in qualsiasi punto del globo esso si trovi, invia continuamente dati[9], attraverso una piattaforma elaborata da Cloudera Enterprise e Microsoft Azure[10], circa il proprio stato di salute ad una centrale di controllo che ne monitora costantemente i parametri vitali, così da poter intervenire al minimo indizio di malfunzionamento o anche prima che il minimo malfunzionamento si verifichi. I vantaggi, di un tale sistema per chi quelle macchine ha acquistato per generare profitto è facile da immaginare.

Ciò che qui interesse mettere in evidenza è che, in questo modo si ha un capovolgimento del paradigma. Se prima i tecnici intervenivano solo al momento del guasto della macchina, ora intervengono prima che la macchina si guasti, il che vuol dire che nel nuovo paradigma le macchine in questione di fatto non si guastano mai.

È possibile fare la stessa cosa anche per gli esseri viventi? Nic Fildes lo scorso ottobre sul Financial Times[11], ci informava di un fenomeno in rapida crescita: gli allevatori stanno piazzando sensori sulle loro mucche per poterne monitorare lo stato di salute.

Ida è un sistema di intelligenza artificiale che viene installato sull’anca delle mucche. Connectera, l’azienda olandese che ha sviluppato il software, spiega che Ida serve a capire se gli animali fanno una vita più o meno sana, e quindi poter intervenire per poter aumentare la loro produttività. Moocall è una compagnia irlandese con lavora in partnership con il team dell’IoT di Vodafone, ed ha sviluppato un software utile a ridurre i tassi di mortalità di mucche e vitelli durante il parto. C’è poi Well Cow Bolus un dispositivo che stazione all’interno dello stomaco dell’animale e ne monitora le funzioni digestive e la temperatura. Per le mucche al pascolo c’è poi LoRa sviluppato dall’italiana Telemar che permette di raccogliere dati sulle condizioni ambientali, come temperatura e umidità, e sulle condizioni di salute dell’animale, anche a grandi distanze[12].

 

DALL’INTERNET OF THINGS  ALL’INTERNET OF HUMAN THINGS

Sia nel caso degli escavatori giapponesi che delle mucche olandesi assistiamo ad un cambio di paradigma. Gli interventi sugli animali avvengono prima che questi si ammalino, così sulle macchine i tecnici intervengono prima che il guasto si verifichi.

Allo stesso modo è immaginabile un sistema sanitario che intervenga prima ancora che il paziente avverta il minimo malore. Ciò implica un cambio di approccio, in linea con quanto sta avvenendo con la rivoluzione tecnologica che sta plasmando il mondo in cui viviamo.

Il sistema sanitario nella quale siamo vissuti è stato anch’essa plasmato dalle stesse logiche che hanno strutturato la produzione di beni e servizi nell’era fordista.

Produzione di massa, economie di scale, concentrazione in modo da poter ridurre spese di trasporto e comunicazione

In che, inoltre, implicava che, data la massificazione della produzione della salute, non erano possibili che controlli estemporanei, a campione, e cure generalizzate.

Se il cuore dell’Industria 4.0 è Internet of Thing, Big Data e personalizzazione di massa, l’industria del benessere può utilizzare lo stesso modello riadattato in Internet of Human Things, Big Data Sanitari, personalizzazione di massa della prevenzione e delle cure.

Come? Facendo in modo che ogni individuo indossi dei dispositivi in grado di monitorare costantemente i parametri vitali. Big Data Sanitari verrebbero trasmetti a un centro di controllo dei Big Data Sanitari, in grado di analizzare quei dati, stabilire dei modelli ricorrenti, e pianificare interventi mirati. Si tratta dunque di un sistema di monitoraggio, prevenzione, ricerca e cura allo stesso tempo.

Esistono già molti dispositivi indossabili in grado di monitorare alcuni parametri (battito cardiaco, ossigeno nel sangue etc), ma cosa accadrebbe quando ci saranno dispositivi in grado di fare costantemente le analisi del sangue a un individuo?

Si tratta dunque di passare dal concetto di cura dell’ammalato a all’idea di essere sempre in salute, sempre al meglio delle proprie potenzialità fisiche: sempre in salute, malati mai.

Il che significa passare da un modello di controlli fatti essenzialmente a caso, lasciati alla buona volontà degli individui, e di cure successive di chi si ammala ad un modello dove il controllo è costante, la prevenzione permanente e l’intervento medico è preventivo o immediato al minimo insorgere di qualche malfunzionamento. In sintesi, se nel vecchio paradigma della sanità fordista è l’individuo che si sente male ad andare dal medico, nel nuovo paradigma è il medico ad andare dal paziente che nemmeno sa di aver bisogno di un medico.

Nunziante Mastrolia

 

[1] A. Deaton, The Great Escape, Princeton University Press, 2015

[2] How Was Life? Global Well-being since 1820, OECD, ottobre, 2014.

[3] G. Ritter, Storia dello Stato Sociale, Laterza, Bari, 2007

[4] R. Dahrendorf, Per un nuovo liberalismo, Laterza, 1993

[5] La spesa media europea per la sanità come percentuale della spesa pubblica passa dal 11,7 del 1990 al 15,2 del 2008. Si veda, La spesa dello Stato dall’Unità d’Italia, 1862-2009, Ragioneria Generale dello Stato,

[6] “Komatsu migliora le estrazioni minerarie grazie alla piattaforma IOT di Cloudera per il settore industriale”, Prima Pagina, 20 novembre 2017. Si veda anche “The Internet Of Things And Innovation In Mining”, Digitalist, 4 novembre 2017.

[7] “Caterpillar to use AT&T IoT Services to Connect Products Globally”, 26 febbraio 2018, OEM Off-Higway

[8] “IoT per il trasporto aereo, asse Rolls Royce-Microsoft”, Corriere Comunicazioni, 20 luglio 2016. Si veda anche “How IoT is turning Rolls-Royce into a data-fuelled business”, Global Intelligece for CIO, gannaio 2018.

[9] “Their data includes time-series metrics — machine pressures, temperatures, currents, etc. — alarm and event data, and other information from third party systems. A single machine can have hundreds to multiple thousand data metrics and generate 30,000-50,000 unique time-stamped records per minute”, https://investors.cloudera.com/events/News/press-release-details/2017/Komatsu-Helps-Improve-Mining-Performance-with-Industrial-Internet-of-Things-IIoT-Platform-Powered-by-Cloudera/default.aspx.

[10] Non è un caso se Microsoft stia sempre più impostando la sua attività su una dimensione Businesse to Business. In questo un piano quadriennale per investire 5 miliardi di dollari nell’IoT. “Microsoft avanti tutta sull’Iot: investimenti per 5 miliardi di dollari”, Corriere Comunicazioni, 9 aprile 2018

[11] Nic Fildes, “Meet the “connected cow”, Financial Times, 26 ottobre 2017

[12] “Le applicazioni dell’IoT nell’allevamento”, http://www.tiot.it/campi-di-applicazione-iot/le-applicazioni-delliot-nellallevamento/. Si veda anche “Putting Cows on the Internet of Things”, QlikTag, 19 marzo 2018, https://www.qliktag.com/putting-cows-on-the-internet-of-things/. Si veda inoltre, Suresh Neethirajan, “Recent advances in wearable sensors for animal health management”, Elsevier, novembre 2016.

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