ANALISI STRATEGICA PER LE IMPRESE

Pubblicato da Redazione il

Il mondo dell’impresa vive una evidente schizofrenia che le sta arrecando un notevole danno. Il 98 per cento circa del totale delle imprese presenti in Italia ha meno di 20 addetti. Una platea costituita da oltre 5 milioni di piccolissimi e micro imprenditori che producono il 40 per cento del valore aggiunto nazionale annuo, score non riscontrabile in nessun altro grande Paese dell’Unione europea.

Per chi fa azienda è necessario prima di tutto pianificare, perché l’intuizione imprenditoriale senza capacità di pianificazione e organizzazione non porta da nessuna parte.

Pianificare significa molte cose:

  • Pianificazione strategica, attorno alla visione imprenditoriale, con un orizzonte variabile tra i tre e i cinque anni
  • Pianificazione di marketing e commerciale, per la valorizzazione sui mercati dei propri servizi e prodotti, con orizzonti a volte brevi, stagionali o comunque generalmente compresi tra gli uno e i tre anni
  • Pianificazione finanziaria e fiscale, necessaria per assicurare all’azienda una sufficiente e soprattutto costante iniezione di cash flow
  • Pianificazione della formazione, sempre più decisiva per il successo di lungo periodo sui mercati, ma che per richiede tempi spesso lunghi per apprezzarne le ricadute in termini di produzione di valore
  • La pianificazione per eccellenza, ovvero quella inerente la ricerca e lo sviluppo, che secondo gli ambiti merceologici, può assorbire risorse per molti anni

A fronte di questa crescente domanda di capacità di pianificazione (e dei relativi investimenti) la realtà che le imprese si trovano davanti è in costante mutamento, quasi inafferrabile.

Non sono solo i mercati ad oscillare pericolosamente tra una globalizzazione sfrenata e un neo protezionismo spesso illogico e controproducente, è la società tutta, a livello globale. Vittima di qualcosa di assai simile ad una sorta di “effetto-serra” sociologico e politico, il clima sociale e culturale sembra surriscaldarsi un po’ dappertutto, con fenomeni di instabilità politica e virulenza locale altrettanto imprevedibili e difficili da leggersi di quelli metereologici.

Quindi le aziende si trovano ad affrontare una chiara schizofrenia, se da un lato il mercato domanda più capacità di pianificazione (e quindi in ultima analisi una aumentata capacità previsionale in grado di orientare gli investimenti che tali piani sempre accompagnano) e dall’altro fornisce sempre meno certezze su come e in che direzione si muoveranno i fabbisogni e le aspirazioni dei consumatori, le politiche governative in tema socio-economico, le possibilità di approvvigionamento di risorse e materie prime.

In questo contesto non è che manchino i dati o le informazioni, anzi ne siamo sommersi, manca spesso la capacità di classificarli, ordinarli, interpretarli, in maniera asettica e priva di pregiudizi o strabismi ideologici di marca politica o derivanti dall’abuso di teorie e mode economiche e imprenditoriali.

C’è quindi bisogno di moderare questa evidente asimmetria, questo “gap previsionale”, particolarmente ampio in Italia, dotando le aziende di servizi quali quelli di Eleatiche, sul modello di analoghe organizzazioni che esistono da anni nei Paesi più avanzati, si propone quotidianamente di offrire e che puntano a ridurre questa incertezza riconducendola a trend e scenari con cui l’azienda possa familiarizzarsi (se le si forniscono al contempo anche le adeguate chiavi interpretative), riducendo il rischio connesso al business e contemporaneamente aumentando la possibilità di successo sui mercati.

Gli scenari e i trend che Eleatiche può elaborare sulla evoluzione del contesto internazionale contribuiscono a creare quel substrato sui cui le esigenze di pianificazione appena esposte possono consapevolmente innestarsi, trovando conferme e ispirazione e, soprattutto, la cosa più necessaria di tutte: una concreta riduzione dei rischi che si accompagnano a tutti i momenti di pianificazione e investimento aziendale, sia che si tratti di iniziative di internazionalizzazione che di ricerca e sviluppo o partnership internazionale.

Massimiliano Bellavista

 

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